Cucciolo Sacro di Birmania Seal Point

Cucciolo Sacro di Birmania Seal Point

Il Sacro di Birmania è di colore guscio d’uovo sul corpo e di colore più scuro sulle cosiddette punte, cioè muso, orecchie, zampe e coda.

Il pelo del Sacro di Birmania è setoso, morbido e semilungo con scarso sottopelo. Il pelo è corto sul muso, si allunga gradualmente sulle guance e diventa lungo e folto attorno al collo, come se fosse la criniera di un leone, sul dorso e sui fianchi, per poi riaccorciarsi leggermente sulle zampe.

La caratteristica speciale dei Birmani sono i piedini bianchi, chiamati “guanti”, sia nelle zampe anteriori che posteriori.

Questi guanti devono essere di un bianco assolutamente puro. Devono fermarsi all’articolazione ovvero al passaggio tra dita e metacarpi, al di sopra dei quali non devono estendersi. Possono essere tollerati guanti bianchi leggermente più lunghi sulle zampe posteriori.

Sulla faccia plantare delle zampe posteriori i guanti terminano a punta. Il guantaggio posteriore (o gambaletto) ideale termina in “V” invertite e si estende da metà a tre quarti dello spazio tra piede e garretto.

Il Sacro di Birmania è un gatto affettuoso, vivace ed equilibrato, che ben si adatta alla vita in appartamento, ma non disdegna un bel giardinetto o un bel terrazzino, che devono assolutamente essere messi in sicurezza, dove prendere il sole o stare alla penombra dei vasi, avventurarsi, giocare con le farfalle e cacciare piccoli insetti.

Femmina Sacro di Birmania Seal Tabby Point

Femmina Sacro di Birmania Seal Tabby Point

Il rapporto che il Sacro di Birmania ha col padrone è molto forte, non ama stare da solo, per cui, se deve passare troppo tempo in casa da solo, si può farlo convivere con un altro gatto o un altro animale.

Il Birmano si addice quindi ai bambini, alle persone anziane e a tutti coloro che cercano un animale-amico, un compagno con cui dialogare e dividere ore di serenità e di gioco.

Il gatto Sacro di Birmania è, inoltre, il protagonista di una bellissima leggenda: si narra che nel XVIII secolo, in una regione desertica nei pressi del lago Incagoudji, vivesse il popolo Khmer che costruì meravigliosi templi di culto per rendere omaggio ai loro dei. Kittah Mun-Ha, risiedeva nel tempio di Lao Tsun, dove trascorreva l’esistenza pregando e venerando la dea Tsun Kyan-kse, la divinità che presiedeva alla reincarnazione delle anime.

L’armonia del tempio era inoltre garantita da 100 gatti bianchi dagli occhi gialli. Questi ultimi, insieme ai monaci, avevano lo scopo di vegliare sulla statua della dea, che era realizzata in oro massiccio ed aveva due enormi, brillanti e preziosi zaffiri al posto degli occhi.

Ogni monaco aveva al suo seguito uno dei gatti dal quale non si separava mai.

Un giorno come tanti, il monaco Mun Ha era immerso in meditazione inginocchiato davanti alla statua della dea, il suo fedele gatto bianco Sinh fissava anch’egli la lucene statua della dea, quando un gruppo di mercenari attaccò il tempio e ferì a morte il monaco.

Maschio Sacro di Birmania Seal Point

Maschio Sacro di Birmania Seal Point

Fu a quel punto che il gatto Sinh, vedendo il Mun Ha agonizzante, salì sul suo petto continuando a fissare la statua della dea, come se fosse lui a pregare.

Avvenne allora una prodigiosa trasformazione: proprio nell’istante in cui il monaco morì, la statua della dea emanò una luce abbagliante e il mantello del gatto acquisì una sfumatura dorata come l’abito della dea, i suoi occhi mutarono dal giallo al blu zaffiro; il muso, le zampe e la coda si tinsero dei colori della terra, mentre le estremità delle zampe, a contatto con il corpo del monaco, divennero di un bianco candido, simbolo di purezza.

La leggenda dice poi che l’anima del monaco trasmigrò nel corpo del gatto. Da quel momento Sinh vinto dal dolore per la perdita del suo padrone, rimase sull’altare della Dea per sette nuovi giorni senza più nutrirsi fino a lasciarsi morire: con il suo nobile gesto, il gatto liberò l’anima del suo maestro che poté, in questo modo, salire al cielo.

Fu solo allora che i monaci del tempio si riunirono per decidere la successione del venerabile Mun-Ha: i 99 gatti del tempio, che avevano subìto la stessa trasformazione di Sinh, si accalcarono intorno al più giovane dei monaci, guardandolo intensamente. Nacque così il mito secondo cui la dea Tsun Kyan-kse si servisse dei gatti, che da quel momento divennero SACRI, per designare il nuovo lama.